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Cassandra Gero, che lavora come assistente alla conservazione del Costume Institute del Metropolitan Museum di New York, spiega che da un lato le tute degli anni Sessanta erano viste come divise democratiche da portare nella vita quotidiana, una specie di capo anti-moda; dall’altro rappresentavano la moda del futuro, e gli stilisti del tempo intuirono che saremmo stati tutti troppo impegnati a fare altro anziché a preoccuparci di cosa avremmo indossato: da qui il successo di un capo unico da mettere al volo senza troppi pensieri, Fu allora che la tuta divenne l’abito della cultura pop, indossato inizialmente da cantanti e celebrità uomini – da Elvis Presley a Mick Jagger – in modelli attillati e fitti di paillettes, e poi dalle donne in una versione più ampia e rilassata, Il suo carattere adidas pharrell androgino funzionò anche negli anni Settanta, diventando l’abito dei tempi della disco dance, sensuale e rapido da levare scorrendo la zip..

Tra le pop star che avrete visto in tuta: David Bowie nell’alter ego adidas pharrell di Ziggy Stardust nel 1972, Freddie Mercury con un modello a scacchi, Mick Jagger con quella disegnata da Ossie Clark, piena di anelli metallici che si surriscaldarono sul palco bruciandogli la pelle; e poi ancora Cher, gli Abba e i tanti famosi dello Studio 54, la leggendaria discoteca di New York, come Diana Ross, Liza Minelli e Bianca Jagger, Al cinema divenne celebre quella verde smeraldo indossata da Farrah Fawcett in Charlie’s Angels, prima di essere rimpiazzata per fama da quella di Uma Thurman in Kill Bill..

Negli anni Ottanta continuarono ad andare di moda versioni sempre più larghe, colorate e appariscenti, un modo di essere alla moda senza troppi sforzi, Le tute ricomparvero nei primi anni Duemila: sono famose quella rossa in PVC indossata da Britney Spears in Oops! I Did It Again e quelle leopardate portate spesso dalla Spice Girls Mel adidas pharrell C, Tra le sostenitrici più recenti c’è la stilista Stella McCartney ma, scrive il Guardian, a farle tornare di moda è stata soprattutto Phoebe Philo, l’ex stilista dell’azienda di moda Celine considerata una delle più influenti e chic nel mondo della moda, Philo ne indossò una alla cerimonia di premiazione dei British Fashion Awards, i premi più importanti della moda britannica, nel 2009: da allora in pochi anni le tute sono spuntate agli eventi più mondani ed eleganti, sono state sdoganate alle corse dei cavalli di Ascot nel 2016 e indossate al festival del cinema di Cannes da Kristen Stewart, Jennifer Lawrence e Sophie Marceau..

Soprattutto la tuta è diventata un abito versatile da portare ogni giorno senza pensarci troppo, che sta più o meno bene a tutte le forme del corpo e che può essere reso facilmente più elegante o informale nel corso della giornata. È per questo, scrive il Guardian, che su Asos, uno dei più famosi siti dove comprare abiti, scarpe e accessori online, le vendite sono aumentate del 70 per cento rispetto a un anno fa. Sulla piattaforma di ricerca globale Lyst, le ricerche delle tute sono aumentate del 61 per cento all’anno, a giugno sono cresciute del 46 per cento rispetto a maggio, prova che si tratta soprattutto di un capo estivo. Tanya Gill, la stylist di Jane Fonda (cioè la persona che le consiglia cosa indossare) ha definito la tuta «il compendio del guardaroba della donna moderna», perché ha inaugurato un periodo in cui le donne non perdono tempo a tormentarsi sugli abbinamenti. Potrebbe funzionare anche per gli abiti da sposa, racconta la redattrice di Vogue Ellie Pithers, che riceve sempre più richieste su quale modello scegliere.

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Il tessuto simbolo di femminilità romantica è tornato di moda con un nuovo significato: femminista, liberatorio e non solo da donne Lo stilista ha presentato a Parigi la collezione per Maison Margiela, con modelle ricoperte di nylon e gommapiuma e gli smartphone alle caviglie Come funziona MasterClass, la società di corsi online tenuti da grandi personaggi – ma forse "corsi" è la parola sbagliata – le cui pubblicità hanno invaso i social network

La società Haeres Equita, dell’imprenditore svizzero Philippe Camperio,  ha vinto l’asta per l’acquisizione della storica azienda di cappelli Borsalino, fallita lo scorso dicembre dopo anni di difficoltà. Haeres Equita gestiva Borsalino dal 2015 con un contratto di affitto e aveva più volte provato a evitare il fallimento della società: le sue richieste di concordato preventivo erano state respinte, Spiega La Stampa che l’asta riguardava lo “stabilimento di produzione di Spinetta (Alessandria), tutti i macchinari e le attrezzature, i contratti di lavoro e i diritti delle boutique di vendita adidas pharrell al dettaglio”..

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