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— British Vogue (@BritishVogue) March 30, 2018 In Occidente c’è una visione spesso stereotipata delle donne musulmane, represse e coperte da vestiti scuri dalla testa ai piedi: è una rappresentazione realistica ma spesso parziale, che non tiene conto delle tante che vogliono sentirsi belle e alla moda pur rispettando le regole di abbigliamento “halal” o “modesto”, che prevedono abiti non aderenti e non trasparenti che coprono gran parte del corpo, Neslihan Cevik, fondatore del marchio di moda halal  M-Line Fashion, spiega ggdb scarpe che «all’interno di alcuni standard di modestia, le donne musulmane hanno centinaia di esigenze diverse, che sono aumentate negli ultimi anni e rispondono in parte alle necessità di quelle impegnate in attività pubbliche o che lavorano fuori casa»..

La “modest fashion” è estremamente variegata, comprende stilisti con gusti diversissimi tra loro che si intrecciano a quelli dei paesi a cui è rivolta, dall’Africa del Nord all’Asia, dagli Stati Uniti alle minoranze ggdb scarpe nelle città europee, Reina Lewis, professoressa al London College of Fashion, spiega che l’espressione si diffuse nella metà degli anni Duemila, quando nacquero i primi marchi disegnati da stilisti «con motivazioni religiose», Non ha un significato univoco e, dice la stilsita Hana Tajima che ha lavorato alla collezione musulmana per Uniqlo, «ognuno ha la sua idea di cosa voglia dire», In generale indica l’attenzione delle donne, per motivi religiosi, di appartenenza culturale o a volte semplicemente estetici, nel coprire alcune parti del corpo..

I capi principali sono la abaya, la tunica che lascia scoperti solo volto, mani e piedi, e l’hijab, il velo che lascia scoperto il viso, che ora si trovano in colori accesi e fantasie brillanti, con ricami, perle e tessuti preziosi, La ggdb scarpe modestia infatti non si estende al pregio di tessuti e accessori: per esempio a Dubai la stilista italiana Isabella Caposanno, che ha tra i suoi clienti la famiglia reale saudita, ha presentato un abito fatto a mano che costa 30 mila euro, I marchi halal poi non si rivolgono solo a donne musulmane ma vengono acquistati anche da ebree ortodosse, che portano vesti fino alle caviglie e il capo coperto, in cerca di uno stile sobrio ed elegante..

Tra i paesi musulmani in cui la moda modesta vende di più c’è la Malesia, dove sta crescendo molto l’industria halal in generale, che in tutto il mondo conta su un mercato di oltre 2 miliardi di dollari all’anno in settori che vanno dal cibo al turismo, con hotel che offrono tappeti dove pregare e piscine riservate per uomini e donne. È per esempio malese Fashion Valet, una delle più grosse piattaforme di e-commerce di abbigliamento musulmano, fondata otto anni fa dalla stilista Vivy Yusof insieme al marito: seleziona e rivende circa 400 stilisti del Sud Asiatico ed è cresciuta ogni anno del cento per cento.

Anche in Turchia l’abbigliamento musulmano è in crescita e il governo ha da poco creato un’agenzia apposita per certificare i prodotti halal; è per esempio a Istanbul che venne organizzata, nel 2014, la prima Modest Fashion Week, che aprì la strada a eventi analoghi a Dubai e a Londra; la prossima edizione si terrà il 13 e il 14 maggio, Gli affari vanno di pari passo con lo sviluppo dell’e-commerce, soprattutto verso paesi europei dove i negozi al dettaglio non offrono abbigliamento tradizionale musulmano e molte donne devono cercarlo altrove, facendoselo portare da parenti, comprandolo nei viaggi all’estero o appunto online, Una delle più grandi piattaforme di e-commerce di moda modesta è la turca Modanisa, fondata nel 2011 da Kerim Ture, che iniziò vendendo tuniche lunghe e larghe e anticipando tutti i pagamenti ai fornitori, ggdb scarpe scettici del progetto, Ora vende più di 300 marchi in 120 paesi ed è visitata ogni anno da 100 milioni di persone..

Ture ha raccontato che l’idea di Modanisa le venne una sera al ristorante, dopo aver osservato al tavolo vicino «una ragazza di circa 20 anni e sua madre, vestite esattamente nello stesso modo» perché non avevano abbastanza scelta. Ebbe subito successo e ottenne un finanziamento di 5 milioni di dollari da STC ventures, un’impresa di investimenti saudita; al momento è in crescita in molti paesi europei come la Germania, la Francia e il Regno Unito. Anche l’Indonesia, dove vive il 12 per cento della popolazione musulmana mondiale, è stata favorita soprattutto da internet: la moda halal è esplosa nel 2010 con la diffusione dei social network, frequentati da ragazzi e giovani influencer che suggerivano cosa indossare.

Se da un lato ci sono i paesi musulmani con le grandi piattaforme di abbigliamento online, dall’altro ggdb scarpe ci sono stilisti nati per caso in contesti di minoranza per rispondere alle esigenze delle comunità locali, La stilista russa Dilyara Sadrieva iniziò a cucirsi gli abiti per hobby perché la maggior parte dei vestiti modesti venivano da Turchia e Medio Oriente ed erano molto lontani dalle esigenze climatiche e dal gusto del posto in cui viveva, Le amiche iniziarono a chiederle vestiti anche per loro e così nacque Bella Kareema, che ora vende centinaia di capi all’anno e partecipa alle Settimane della moda di Londra, Dubai e Istanbul, La sua storia è simile a quella di Faduma Aden, che ha fondato in Svezia Jemmila, Rabia Z, che è forse la stilista di moda halal più famosa, iniziò nel 2001 quando viveva negli Stati Uniti: «Subito dopo l’11 settembre molte mie amiche iniziarono a togliersi l’hijab, date le circostanze, Io non volevo e visto che già frequentavo il mondo della moda decisi di crearmi da sola gli hijab e i vestiti, Piacquero anche agli altri e così li misi in vendita online, Da allora le richieste dei clienti non si sono fermate e, lo ammetto, non avrei mai pensato che non ci fosse nessuno a creare vestiti per milioni di donne musulmane»..

Secondo un recente rapporto di Reuters condotto in 70 paesi a maggioranza islamica, nel 2015 i musulmani hanno speso in abbigliamento 243 miliardi di dollari, quasi 200 miliardi di euro, di cui 107 miliardi di dollari (87 miliardi di euro) di acquisti  online ; l’aspettativa di crescita è di oltre 368 miliardi, quasi 300 miliardi di euro, entro il 2021; già nel 2018 avranno raggiunto i 327 miliardi (265 miliardi di euro), più degli attuali mercati di Regno Unito (109 miliardi di dollari), Germania (99) e Italia (96), Secondo le proiezioni, la produzione di beni interni nei paesi musulmani crescerà di una media del 5,4 per cento all’anno; quella dell’Europa, in confronto, del 3,4, Stando alle previsioni della rivista di moda Business of Fashion, nel 2018, per la prima volta, più della metà delle vendite di abbigliamento e calzature avverrà ggdb scarpe fuori da Europa e Nord America; le zone emergenti saranno l’Asia, con un aumento dal 6,5 al 7,5 per cento, e il Medio Oriente, con un aumento del 6 per cento..