Scarpe Adidas Donna 2016 Online

Reso facile | Scopri la vasta gamma di Scarpe Adidas Donna 2016, Scegli tra le proposte più adatte a te e vinci la gara di stile! Scopri le ultime tendenze! - Grande scelta - Spedizione gratuita

Né possiamo dimenticare due abbinamenti scarpe adidas donna 2016 sorti a Torino negli anni della seconda guerra mondiale, stavolta con intenti meno commerciali e più nobili: per far sì che le due formazioni cittadine potessero proseguire l’attività calcistica anche in mezzo alle difficoltà del conflitto, queste fecero confluire i propri giocatori nei gruppi sportivi in seno alle grandi aziende Cisitalia e Fiat, dando vita rispettivamente alla Juventus Cisitalia e al Torino Fiat (abbinamenti poi sciolti al termine della guerra), A posteriori, potrebbe lasciare interdetti vedere la squadra granata sfoggiare sul petto, come stemma, il nome della casa automobilistica degli Agnelli..

Questo tipo di espedienti ottennero un discreto successo negli anni cinquanta, quando in poco tempo sorsero legami come Talmone Torino, Simmenthal Monza, Ozo Mantova, Sarom Ravenna, Zenit Modena ed Elah Genova, tutti però destinati ad avere breve durata; solo il Lanerossi Vicenza, pur nella sua piccola realtà di scarpe adidas donna 2016 provincia, riuscì a lasciare un profondo segno nella storia del calcio italiano, entrando nel cuore dei suoi appassionati che ancora oggi tifano “il Lane” piuttosto che “il Vicenza”!.

A riprova di ciò, dalla stagione 2006-2007 il Gruppo Marzotto (proprietario del marchio Lanerossi) ha permesso gratuitamente al club vicentino l’utilizzo della storica ‘R’, che è così tornata a far bella mostra di sé sulle casacche biancorosse, dopo che per tanto tempo la tifoseria ne aveva chiesto scarpe adidas donna 2016 il ripristino, Tornando a parlare di abbinamenti, visto il loro proliferare, questi furono banditi dalla Federcalcio alla fine del decennio: solo il Lanerossi poté mantenere la sua particolare denominazione, in virtù di una speciale concessione..

Arrivarono gli anni settanta, in cui ebbero inizio le prime aperture verso gli sponsor. Dopo che nel 1974 era stato dapprima riconosciuto ai calciatori italiani il diritto allo sfruttamento della propria immagine a fini commerciali, nel 1978 la FIGC creò al suo interno una struttura ad hoc, la Promocalcio, dedicata alla gestione di marketing e diritti televisivi: tra le sue prime azioni, questa permise l’esposizione sulle maglie ai marchi dei fornitori tecnici. Nonostante la cosa possa sembrare al giorno d’oggi abbastanza marginale, all’epoca ebbe un eco di non poco conto. Nello stesso anno si mise in moto una catena di avvenimenti che, in poco tempo, portò le sponsorizzazioni anche nel calcio italiano.

Alla base di tutto ci fu un po’ d’ingegno e una buona dose di sfrontatezza, Iniziò il presidente dell’ Udinese, Teofilo Sanson, patron dell’omonima azienda di gelati, che durante il campionato di Serie B 1978-1979 pensò bene di inserire sui pantaloncini della squadra friulana il logo della sua attività commerciale: i regolamenti federali si occupavano infatti delle maglie, ma nulla scarpe adidas donna 2016 prescrivevano circa il resto della divisa da gioco ; ovviamente la Federcalcio stoppò l’iniziativa dopo poche partite, ma ormai la strada era tracciata..

Pochi mesi più tardi, all’inizio della Coppa Italia 1979-1980, il Perugia di Franco D’Attoma presentò quella che può essere considerata la prima “vera” casacca sponsorizzata del calcio italiano: per finanziare l’ingaggio di Paolo Rossi, il presidente degli umbri si accordò col pastificio Ponte, il quale avrebbe visto esposto il suo marchio sulla maglia perugina in cambio di 400 milioni di lire. A questo punto, per aggirare il divieto federale vigente, venne creato di sana pianta un falso maglificio, la Ponte Sportswear, che ufficialmente figurava come fornitore tecnico!

Non ci volle molto alla FIGC per capire l’ escamotage, ma nonostante multe, squalifiche e l’inevitabile rimozione del marchio pubblicitario dalle casacche, D’Attoma perseverò, inserendo il marchio Ponte su tute d’allenamento, giubbini prepartita, e un po’ ovunque all’interno dello Stadio Curi (perfino sul manto erboso, “inventando” di fatto quel particolare taglio d’erba che sarà poi reso scarpe adidas donna 2016 famoso dalla Parmalat, allo Stadio Tardini di Parma, negli anni novanta)..

Seguendo il percorso intrapreso dalla squadra biancorossa, nel corso della stessa annata il Cagliari e il Torino (in A) e il Genoa (in B) si accordarono a loro volta con alcuni sponsor (rispettivamente Alisarda, Cora e Seiko), cui garantirono visibilità sull’abbigliamento indossato dalle riserve e dai raccattapalle, La stagione successiva, l’Inter inserì il marchio di elettronica scarpe adidas donna 2016 Inno-Hit sulle tute utilizzate per il riscaldamento prepartita (che per ovvi motivi pubblicitari iniziò ad essere svolto in campo e non più in palestra)..