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Pilati è riuscito a creare una nuova immagine di Ermenegildo Zegna, unendo la sartorialità tipica dell’azienda a elementi innovativi per la moda maschile, come i ricami e le applicazioni sui pullover, Guy Trebay, il critico di moda maschile del New York Times, ha scritto a proposito della sua ultima collezione, quella per l’autunno/inverno 2016, che «Pilati ha disegnato una linea immaginaria tra il suo potenziale ricco cliente e la volgare massa di utenti di Instagram, I suoi abiti comunicano una pacifica aura di denaro, creata in modo casto e largamente invisibile», In sostanza, secondo Trebay, gli abiti non si rivolgono ai cosiddetti influencer (le persone che vans in linea indossano vestiti firmati per convincere altri ad acquistarli), ma a un pubblico più maturo..

I clienti di Ermenegildo Zegna sono soprattutto uomini dallo stile classico; l’azienda ha sempre puntato soprattutto sulla qualità dei materiali, e produce in Italia i tessuti per i suoi abiti, L’azienda – fondata appunto da Ermenegildo Zegna nel 1910 a Triverio, in provincia di Biella – è cresciuta molto in fretta, e dai mille operai che aveva negli anni Trenta ne ha ora più di settemila, distribuiti in svariati stabilimenti in Piemonte, Negli ultimi anni ha aperto vans in linea boutique monomarca e fatto alcune acquisizioni, come la marca Agnona (disegnata fino al 2015 sempre da Pilati) e l’azienda Longhi Pelletteria, che realizza gli accessori in pelle, Oltre alla prima linea, Ermenegildo Zegna Couture, ci sono anche la linea giovanile Z Zegna e Zegna Su Misura, il servizio di sartoria personalizzata..

Stefano Pilati è nato a Milano nel 1965, ha studiato design ambientale e ha iniziato a lavorare nella moda come stagista di Cerruti, Nel 1993 è stato assunto da Giorgio Armani come assistente per la linea uomo, due anni dopo è passato a Prada per dedicarsi alla ricerca e allo sviluppo dei tessuti, Ha collaborato per due anni con Miuccia Prada, nel 2000 è stato assunto come assistente da Yves Saint Laurent, e nel 2004 ha preso il posto di Tom Ford alla direzione artistica, dov’è rimasto otto anni impegnandosi a rilanciare lo stile del marchio (ha introdotto per esempio la gonna a tulipano, molto apprezzata dalla stampa e copiata da altri stilisti), Pilati ha quindi lavorato per vans in linea molte aziende e ha una formazione artistica completa, avendo disegnato abiti sia per l’uomo che per la donna..

Le dimissioni di Pilati non sono un caso isolato e questa settimana si sono dimessi da direttori creativi gli stilisti di altre due importanti aziende di abbigliamento maschile. Il 1 febbraio lo stilista Brendan Mullane ha lasciato l’azienda romana Brioni (di proprietà di Kering) e Alessandro Sartori se n’è andato da Berluti (che appartiene invece al gruppo del lusso LVMH). Si sommano ai tanti licenziamenti nel 2015 di direttori creativi di aziende importanti, come Alexander Wang da Balenciaga, Raf Simons da Dior, e Alber Elbaz da Lanvin. Su questo tema Vanessa Friedman ha scritto: «conoscete le regola della moda: un licenziamento è una fatalità, due sono una coincidenza, tre sono un trend. Quindi cosa significa la quarta? Una nuova realtà? Stare solo un breve lasso di tempo in una maison è la nuova tendenza per gli stilisti?».

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Dalle sfilate di Parigi fino ai vestiti usati in Papua Nuova Guinea, in una mostra a Torino che racconta il significato storico e culturale dell'abbigliamento Pubblicato da Corraini: racconta gli autori e i lavori che hanno cambiato l'editoria per bambini e adolescenti in Italia, da Bruno Munari a Leo Lionni Dopo le accuse di omofobia dell'anno scorso la casa di moda ha provato a rimediare

Dal 4 febbraio e fino al 2 maggio Palazzo Madama, a Torino, ospita la mostra Fashion, che espone 62 fotografie della rivista statunitense  National Geographic che parlano vans in linea di moda, costumi e culture per raccontare il significato storico e culturale dell’abbigliamento, dell’uso degli ornamenti e di quello che sta intorno al concetto di “stile”, La mostra è stata realizzata in collaborazione con Fondazione Torino Musei ed espone i lavori di 36 fotografi, tra i quali Jodi Cobb, Alexander Graham Bell, Chris Johns, Stephanie Sinclair e Robin Hammond, Tra le altre, ci sono immagini delle passerelle della moda di Milano e Parigi e gente comune nelle foreste pluviali in Papua Nuova Guinea, in villaggi africani o nei templi di Giava..

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